HO SCAVATO UNA BUCA, CI HO NASCOSTO LA LUNA.

Cosa hanno in comune il non-esageratamente-famoso cantautore modenese Davide Ravera e uno dei trequartisti peggio-sfigaz della storia del calcio italiano?
Qualcuno direbbe molto (tipo il coautore pelato del blog), altri si chiederebbero chi diavolo è Davide Ravera o a chi alludo con la locuzione "trequartista peggio-sfigaz della storia del calcio italiano".
Voglio replicare alle tre ipotetiche risposte in modo chiaro e possibilmente breve (come la vita):

1) Davide Ravera e Riccardo Maspero in comune non hanno praticamente nulla, forse la data o l'anno o il mese di nascita, ma niente che non si possa attribuire al puro caso o al destino cinico e baro che guida questa vita piena di Tronchetti Provera imballati di soldi e di Afefs (la s non è un refuso ma il plurale di Afef) e di Baldazzi Truce imballati di chili e di difetti di pronuncia.
2) Davide Ravera è un eterno giovanotto di X anni, che si aggira in questa nostra Italia, in questa nostra bella Italia a portare la sua parola. Che non è esattamente come quella di Quelo. E' la parola di uno che, volenti o nolenti, ne ha viste talmente tante che se non fosse diventato un cantautore, sarebbe un prezzemolino dei salotti buoni della tv o dei centri sociali. Che poi non c'è tutta 'sta differenza, ma questo è un altro discorso. Quindi meglio così e, dato che è anche Doriano, molto meglio così.


3) Riccardo Maspero nasce trequartista e, ad oggi, non è ancora morto. Ma il grande dio del calcio ha deciso di impedirgli di giocare troppo a lungo perché anche la pazienza del dio del calcio (al netto dei Luther Blissett o degli Esnaider di turno) non è infinita.


Giovi ricordare a chi legge che sto scrivendo questo articolo senza l'ausilio del sempiterno segreto dei novelli narratori chiamato WorldWideWeb, quindi è possibile (ma non certo) che alcune date, alcune squadre, alcuni particolari potrebbero risultare un pò lunghi (o corti) temporalmente. Abbiate pazienza o cambiate blog.

In ogni caso, Riccardo Maspero esplode poco meno che ventenne nella Cremonese dei miracoli di Gigi Simoni per poi passare da Sampdoria, Lecce, Perugia, Reggio Emilia e un altro paio di squadre fino a transitare dal Torino e, come tutti quelli che fanno una conferenza di presentazione nella squadra granata, dichiararsi fin da subito un CuoreToro. Io, se fossi uno dei tifosi "caldi" della Maratona, a quelli che come frase d'esordio parlano di CuoreToro strapperei le palle e le inchioderei alla Mole (cit. libera di Vincenzo Costantino). Ma qui non si parla delle dichiarazioni che, col tempo o forse già adesso, vorrei definire "alla Ibra" in cui le vagonate di soldi bastano per cambiare fede, lato della strada, piatto preferito e tipologia di orinatoio. Non ho voglia di scrivere un saggio dal titolo "Fenomenologia del mercenario sportivo, meno coraggioso di un mercenario più stupido di un sasso". Un giorno forse lo scriverò, ma non oggi.

Maspero si accasa al Toro nel 1999 e lì rimane, giocando il giusto, fino alla stagione di nostro signore 2002-2003.
Nel frattempo, o molto tempo dopo o molto tempo prima, dopo una vita costruita cantando in inglese, Davide Ravera comincia a scrivere i primi testi e le prime canzoni in italiano. Viaggia, cazzeggia, combina casini inenarrabili e prepara, come un Silvio B. della chitarra, la sua discesa in campo nella nuova italica veste. E 'sticazzi? 'Sticazzi niente, sto arrivando al punto. Vi prometto che sarò breve.
Il nodo centrale di questo pseudo-articolo scritto a pezzi e bocconi durante le poche pause che posso permettermi in quel di Sestola, è che ad entrambi voglio bene per una buca.
Maspero ha scavato una buca e ha fatto rosicare milioni di giuventini; Ravera, nella buca che ha fatto, ci ha nascosto la luna e, nel nasconderla, ha scritto uno dei miei pezzi perferiti nella mia lingua madre.

Il caso vuole che non ci sia nessuna versione di questo "pezzone" sul tubo, ergo vi consiglio di andare su http://www.reverbnation.com/davideravera e di scaricarvi SETTEMBRE LUNA, canzone fondamentale per la comprensione di questo articolo e per la comprensione del leitmotiv dello scorso inverno "il giorno dopo sono ancora in botta". In più è pure aggratis.

E' l'ottobre del 2001 e si gioca il derby della ridente città di Torino. Quelli in bianconero stanno vivendo la seconda epopea di Marcello Lippi, timoniere cagacazzi. Vincono in Italia (e a breve avremmo scoperto come) ma, a differenza della prima volta di Lippi, steccano in Europa. I granata, come loro consuetudine, hanno allestito una squadra piena di gente troppo in là con gli anni e di giovanotti che le speranze di sfondare nel calcio che conta le hanno perse prima ancora di averle. Il solito refrain scontato: Davide contro Golìa. E, dopo il primo tempo chiuso 3-0 per la Giuve con doppietta di Del Piero e rete di Igor Tudor, tutto è già scritto. In tribuna si aspetta solo l'ammazzacaffè per poter pennichelleggiare in tranquillità estrema. E invece nel secondo tempo segnano il compagno (da un miliardo) Cristiano Lucarelli, la pelata mal-tenuta di Marco Ferrante e proprio Riccardino Maspero da Lodi. Ma il bello deve ancora arrivare. Inevitabilmente viene assegnato un rigore alla Giuventus e sul dischetto va Marcelo "El Matadòr" Salas. Io da un sudamericano mi aspetto che sia lui a farmi fesso e non l'opposto. Invece, durante le civili e pacatissime proteste per il rigore assegnato, Riccardo Maspero va a scavare una buca (forse sarebbe meglio dire un fossato, ma così andrebbe in vacca tutto l'articolo) nei pressi del dischetto costringendo a Salas a sbagliare il penalty. Derby che si conclude 3-3 e tifosi del Toro che, a mio modesto parere, stanno festeggiando ancora adesso.


Sapete dove è finito il pallone calciato da Salas? Ora fa il satellite notturno del pianeta terra, perchè la Luna, quella vera, l'ha presa Davide Ravera e l'ha nascosta in una buca.



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